Finaz – Cicatrici

Siamo a fine estate, un’estate particolare come particolare è questo viaggio che Finaz, chitarrista della Bandabardò, ha realizzato nel periodo vissuto in lockdown, un periodo in cui l’artista ha dato sfogo alla sua creatività e che lo ha portato a produrre un disco semplicemente bello, pieno di stili diversi, colmo di atmosfere delicate, bellissime e diverse ma anche piene di tutta la conoscenza musicale del chitarrista. Prima l’esperienza con la Bandabardò, poi il tour con lo scatenato Pelù, insomma tanta di quella adrenalina in corpo pronta ad esplodere ma che si ferma, per ora, in questo disco dai mille sapori. Cicatrici è un album poliedrico, come poliedrico è questo artista che conosce a menadito ogni stile musicale, un artista che sa portare la chitarra dove vuole lui e come fanno in pochi ancora oggi in Italia. E partiamo con il primo brano che dà poi il titolo all’album, Cicatrici, un brano al quale presta la sua voce la bravissima Petra Magoni che vola su un arpeggio acustico che fa venire i brividi sulla pelle, un pezzo introduttivo che mette in luce le doti vocali di Petra che brilla tantissimo nella sua malinconica interpretazione. Si prosegue con Piccola Sonata, un “classico” a suon di rock dove l’archetto la fa da padrone ricordando un po’ un grande Page che tutti conoscono solo che qui, Alessandro Finazzo, si diverte in tutt’altro modo. Il brano che segue, Heart Of Stone feat Alex Ruiz, si presenta con un bel acid blues di vecchia memoria, un pezzo che crea una bella atmosfera anche in casa non potendo per ora ascoltarlo in qualche locale. Con Hotel K invece la musica è quasi un volteggiare nel vuoto grazie alla chitarra hawaiana che propone uno slang morbido e vellutato, rilassante potremmo dire ma con un suono pieno zeppo di sentimento. Poi la travolgente Just Like Always interrompe il nostro viaggio mentale e ci trasporta in lontane terre dove il reggae regna ancora sovrano pur nell’atmosfera di italianità che Finaz è bravo a dare al pezzo. E il disco prosegue così, in un vortice di suoni e stili musicali che fanno capire, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto sia poliedrico questo artista che dall’inizio alla fine di Cicatrici sforna una miriade di stili facendo capire che per lui, la chitarra, non è una sconosciuta. C’è un brano però in questo splendido album che colpisce tanto per il modo in cui è reinterpretato, stiamo parlando di Tu Sì ‘Na Cosa Grande, immortale brano dell’indimenticato Modugno che qui, in questo disco, viene adattato ad una chitarra che lo conduce nell’olimpo della musica, più in alto di quanto lo sia già, un adattamento che a Modugno sarebbe sicuramente piaciuto. Anche Follow Your Mind è un reggae che piace e che offre ariosità a questo punto del disco, poi dopo la bella reinterpretazione di I Want You, classico di Tom Waits, dove sono le voci a brillare, giunge Marrakech Moon che porta la presenza di un altro importante featuring, quello, di Sara Piolanti dei Carvane De Ville, che contribuisce ad un’atmosfera tipicamente orientale del pezzo. Dopo Dici Che Non E’ Amore, che forse è il brano meno adatto a questo genere di lavoro (ma è solo una nostra opinione), arriva Mozartiana che insieme all’ultimo brano The String Theory, entrambi strumentali e ben azzeccati, chiudono davvero in bellezza questa produzione multistilistica di Finaz, produzione che se non lascia cicatrici al suo passaggio, di sicuro lascia un segno indelebile soprattutto negli amanti della chitarra.

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