Alessandro Pacini – Pausa Siderale

C’è un po’ di quel cantautorato bello in questo disco di Alessandro Pacini che ci riporta indietro nel tempo a certi lavori di Basile o Fabi che abbiamo avuto il piacere di conoscere entrambi all’epoca di alcune produzioni che non si perdono di certo nel tempo. E poi quelle atmosfere che ritornano alla maniera di un Buckley mai tramontato, insomma un disco che se pur imprime una “pausa siderale” in realtà ci fa viaggiare con atmosfere delicate, a volte cupe, spesso leggere ma ricercate, sognate. Già dall’avvio con Il Confine, brano ispirato al romanzo 1984 di George Orwell, si viene proiettati mentalmente in quelle atmosfere che contraddistinguono oggi un certo modo di fare musica dettato per tanti musicisti come Pacini dal forzato fermo del tempo a causa della pandemia. Si perché se da una parte ci si mette la testa a ragionare su 1984, dall’altra è l’anima a dire la sua perché siamo tutti stufi di essere guidati dall’alto, osservati, proprio come nel romanzo di Orwell. Chi è che oggi non vorrebbe evadere dalla routine dello smart working? Chi non vorrebbe togliersi la mascherina ed urlare la propria libertà? Chi non vorrebbe andare magari ad un concerto e ballare cantando a squarciagola?! Tanti, se questa pausa è causa di mali umani, non lo sono da meno i protagonisti di Respiri Piano tormenti che vengono a galla dall’esperienza di una separazione. Con Introverso l’ombra dei momenti dolci di Buckley ci piomba addosso come un macigno anche se il tema trattato da Pacini è quello dal malessere provato da un individuo introverso il quale cerca una via di fuga dalla realtà, una traccia davvero bella soprattutto nella composizione musicale, povera ma intensa fatta di quasi sola voce e chitarra acustica. Si continua con Pioggia Acida che con la cadenza del cantato e della musica stessa ci ricorda molti dei percorsi sensoriali di una Cristina Donà sempre al top. Tra un soffuso pop ed un tocco magistrale di folk giungiamo all’ascolto de La Grande Roccia che è forse il brano un po’ più indie di tutto il disco capace di viaggiare su stratosfere diverse, un pezzo che ci fa dire quanto Alessandro Pacini con Pausa Siderale si candida a diventare una delle più belle voci nel panorama della musica italiana. Il fatto poi che Alessandro sia poi un autore mosso anche dal suo essere amante di certi testi lo fa diventare “uno che sa cosa vuole”; accade ad esempio con Resti Di Me ispirato dalla lettura di Uno, Nessuno E Centomila, dove è descritta la disgregazione dell’io individuale e l’identità perduta di un uomo che tenta di sfuggire, attraverso la follia, alle molte maschere che la società gli impone, maschere che spesso indossiamo anche noi ma non lo ammettiamo. Si continua con Il Torrente, un brano che come capitato a noi vi rapirà dal canto vellutato e angelico di Pacini, dalle chitarre acustiche, dai violini entrambi fatati e da un basso accarezzante. Al di là del messaggio cantautoriale però qui va segnalata la bellissima atmosfera che Alessandro è capace di creare, atmosfera che passo dopo passo ritroviamo in questo fantastico disco fatto di un cantautorato alla Rocchi. Ed il disco, canzone dopo canzone, prosegue proponendo sensazioni che fanno diventare proprio tutto l’album. Pausa Siderale è un disco sincero, profondo, interiore come non lo si ascoltava da tempo, un disco che Alessandro Pacini ha reso molto personale ma che diventa subito il “personale” di tutti con quel “cantautorato” sincero ormai latente di questi tempi.

 

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