Psychopanic – Motolucci

Rilasciato lo scorso 1 aprile, Motolucci, così come descritto dagli Psychopanic, è un album figlio illegittimo e clandestino di un tempo apocalittico che avrebbe preferito pensarlo soffocato nel silenzio. “È la nostra pernacchia – scrive la band – in faccia a chi ci avrebbe voluto isolarci in una realtà asettica e bidimensionale. È il testimone di chi ha voluto camminare a testa alta nella desolazione delle loro fantasie perverse. Il re è nudo!” E così la band degli Psychopanic che raccoglie quanto è rimasto di altri tre band quali i Pikes in Panic e gli PsycomotorPlunk, gruppi di punta della scena rock / garage in Italia negli anni sessanta, si presentano sulla scena musicale con un album che sinceramente non dispiace. Il disco registrato durante la pandemia offre da un lato la semplicità di alcune cose che in musica ormai è raro ascoltare, dall’altra invece porgono quella sfrenata voglia di ritornare un tantino indietro a ripercorrere un po’ di quella musica che girava tra la fine dei sessanta e gli inizi del settanta. Sano rock’n’roll e una buona dose di rock con strizzatine al periodo beat e qualche occhiolino ai primi Litfiba fanno di questo disco un piacevole momento di ascolto. C’è anche molta denuncia sociale in questo disco, la si tocca con mano (anzi con l’orecchio) ma la si sente attraverso le picchiate sulle chitarre sostenute da un ritmo costante giocato tutto tra percussioni e basso. Anche le tastiere fanno la loro parte e rendono il tutto più agile all’ascolto. Se prendete ad esempio Licantropi l’apertura sembra riportarci a certe introduzioni tipiche dei Rolling Stones ma ciò non toglie che gli Psychopanic calano la loro decennale esperienza in un disco che è piacevole, un disco che gioca con la semplicità di un rock tutto italico, ma influenzato.

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