Richard’s Orchestra – Nothing Nothing

Già dall’avvio di Nothing Nothing, ultima produzione realizzata dalla Richard’s Orchestra sembra di essere all’ascolto di uno dei brani del compianto Chris Cornell che ha, probabilmente, influenzato anche alcuni modi compositivi di questa giovane band che vanta, dalla sua, creatività e musicalità. Ed infatti, proprio il pezzo di apertura, You Cant Hear Me ha proprio atmosfere dell’ultimo Cornell, ma quella e tutta un’altra storia. Con il successivo Bare Lake scopriamo che le vellutate note proposte qui ci proiettano, come già accaduto con il pezzo di apertura, in una produzione tutta psichedelica anzi di psichedelia da vecchi tempi vissuti a suon di vinili che ora ritornano. Piacevole come il pezzo di apertura capiamo che ormai dobbiamo aspettarci immersione totale nella musica liquida che più ci piace e questo almeno per i prossimi otto brani. Passati dalla formazione a tre a quella attuale a cinque, i Richard’s Orchestra hanno arricchito anche la loro forma canzone che naviga in diversi generi con la grande capacità di saperli fondere per creare poi una struttura propria. Ed è questa loro capacità che oltre a farli diventare grandi li ha portati a partecipare all’IPO Festival di Liverpool. La Richard’s Orchestra continua a farsi sentire anche con Out Of My Shell che, personalmente, ci richiama alla mente passaggi del tanto amato Jeff Buckley, mentre con Nothing Nothing, se ce ne fosse bisogno, giunge quel segno di maturità profonda di questa band emiliana che ha fatto bene ad ampliarsi nella formazione per un sound più compatto e deciso. Poi il giungere di Amazing Sunrise ci ricorda che questo è il singolo estratto dall’album nonché il pezzo sul quale è stato realizzato il video promozionale dell’intero lavoro. Ed è giusto quando i Richard’s scrivono nel loro comunicato stampa che la loro è una fluida psichedelia pop che pulsa per 50 minuti: suggestioni astrali da gustare in solitaria, per perdersi nella propria orbita personale. E guardate che se mi sono perso anch’io, abituato come sono ad ascolti psichedelici e progressive, è davvero tutto. Con la successiva Too Early invece ritorna alla mente una mitica band del 1966, i Blues Magoos che colpirono con il loro Psychedelic Lollipop e che, ancora oggi sembrano affascinare come ci prende tutto quest’album dei Richard’s Orchestra. Ed i segni di questi colpi sono tutti lì, come il brano The Lover un vero e proprio classico psichedelico. Guardate, nel periodo della psichedelia spesso si accomunava la musica prodotta alle visioni procurate dall’assunzione di LSD, ebbene sia altre band dell’epoca, e per i nostri giorni, lo dimostrano questi ragazzi emiliani dei Richard’s Orchestra che hanno stoffa da vendere, non c’è bisogno qui di assumere nulla, anzi, basta chiudere gli occhi e lasciarsi andare. Non ci spingiamo mai nei nostri commenti, ci limitiamo a recensire quanto nelle nostre orecchie entra, ma il cervello ci dice che questa band ha stoffa, tanta. E se, quasi a chiusura dell’album, con She’s Fine sembra di trovarsi davvero al Cavern o in un improvvisato concerto elettrico ad Hyde Park, dopo la frenetica The Spark la chiusura in grande spolvero che tocca a Whale’s Poem diventa la ciliegina sulla torta di questo interessante e piacevole Nothing Nothing della Richard’s Orchestra.

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