La Jacquerie – Il Mare

Ascoltando Il Mare, cioè il disco di esordio de La Jacquerie, mi sembra di essere tornato indietro nel tempo quando, certi suoni che avrebbero attraversato la testa ed il cuore di molti di noi, divennero anche i suoni di un intero movimento (1970 ed oltre). Già, perché era proprio in quegli anni che ebbe inizio anche quella rivoluzione musicale grazie ad alcuni cantautori che, almeno in Italia, hanno fatto la storia della musica, primo fra tutti il grande Claudio Rocchi passato attraverso gli Stormy Six prima, per poi avere grosse collaborazioni come ad esempio con Gianni Moroccolo ed altri fino, purtroppo, alla sua dipartita. Ma al di là di queste note introduttive, ascoltando attentamente Il Mare, quel viaggio che il disco ci fa compiere mentalmente, tutto il suono ed il cantato si muovono tra sonorità folk, post-rock, world e una psichedelia “astratta” a tal punto che la miscela che i perugini ci propongono diventa davvero un’esplosione di gioia nell’ascolto. Poi nel cantato in italiano (finalmente, perché in questo periodo abbiamo ascoltato troppe band straniere o italiane che cantavano in inglese) si trova tutto quell’effervescente clima del rock italico che nasceva. Ma quello de La Jacquerie non è un lavoro che guarda al passato anzi, la loro perfetta moderna concezione cantautoriale, che si trasforma a volte in un folk d’assalto, a volte in un post-rock d’alto borgo, li pone tra quelle band che quando nascono hanno già un’anima e, questo, nell’attuale status di musicisti non è da poco. Belli sono i mixaggi tra acustico e fiati come ad esempio in Passannante che chiude il lavoro, ma altrettanto bella è anche l’apertura di Io Credo Il Mare che a noi sembra uno di quei passaggi dei cantori-musici della tribù Gnawa del Marocco, ai confini con il deserto, con cui in giovane età ho vissuto per un po’ ricercando sonorità uniche. Ma, al di là dei riferimenti a ricerche passate, colpisce la varietà di magici momenti che La Jacquerie trasmette con quel sound leggero e caldo, ma comunque ricercato e rock. Lo conferma un pezzo come Chi Si Accontenta Muore, un coacervo di ritmi dove il cantato richiama ispirazioni alla Creuza De Ma e potremmo andare avanti così. Accade poi che con Non Si Vola il viaggio d’ascolto diventa più personale perché ci ricorda alcune ore trascorse a discorrere con Niccolò Fabi, autore di dolci canzoni d’ispirazione jeffbuckliana oltre che con quell’Elvis Carpinelli, cantautore romano, che tanto aveva di quel sound alla Jeff Buckley che, in questo pezzo dei La Jacquerie ritrovo come inciso. Insomma, per farla breve un bel disco, fatto con la testa e con il cuore, con la musica che gira intorno che non è forma ma sostanza che nulla a che fare con quella Forma E Sostanza di Tabula Rasa Elettrificata. O sì? Potrebbe anche essere perché Il Mare è davvero un gran bell’album.

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