Starbynary – Divina Commedia Paradiso

Apertura di album quasi alla Ted Nugent per un ritorno alle dimenticate origini quando l’hard rock ci copriva, anzi, proiettava i nostri sogni davanti ad uno specchio per suonare una chitarra fantasma. Poi la prima chitarra arrivò davvero, lo studio ed i primi pezzi che erano quelli dei Grand Funk Railroad e degli Humple Pie insieme a qualcuno della P.F.M. fino a quando il crescere non ci portò su altri orizzonti musicali un po’ meno ruvidi. Direte voi, ma che ce ne frega delle tue sensazioni, giusto, ma io sono convinto che molti di voi concorderanno con me che l’apertura di Divina Commedia Paradiso degli Starbynary, ha ereditato molto da quel rock che ascoltavamo in passato. Lo dimostrano i cinque minuti e qualcosa di quell’intro inaspettato dal titolo The Moon che, se in apparenza uno si attendeva di trovarsi nel mare della tranquillità, in realtà è tutto l’opposto per come si è bombardati con quel rock a tutto tondo che questa nostrana band sputa addosso (a me). Ma, al di là di queste iniziali considerazioni, in fase conclusiva bisogna affermare che il viaggio in questo lavoro, pur mantenendosi ben ancorato nel solco di un tosto rock, si rivela anche fantastico e progressivamente equilibrato perché tra fughe, fraseggi strumentali e non, il condensato generale è proprio quello di saper raccontare in “rock” quel Paradiso che Dante seppe descrivere così sapientemente. Se qualcuno poi dovesse dire che la componente progressive in questo disco appare proprio come un granello di grano, beh allora sappia che invece è proprio quella base progressiva a permettere agli Starbynary di calibrare quel giusto rock che non manca di colpire e, colpisce eccome!  Lo stesso discorso di The Moon e di tutti i brani a seguire sono strutturati proprio a mo’ di concept che ci permette di viaggiare con la mente in quell’universo dove i pianeti, le stelle e le galassie sono l’essenza del nostro essere infinitamente piccoli all’interno di un universo che, il paragone ci sta eccome, qui è rappresentato da una musicalità forte, convinta, tosta ma morbida allo stesso tempo. Non conosco però i precedenti album della band per poter dare un complessivo giudizio sulla loro crescita musicale (e per questo me ne faccio una colpa ma mi darò da fare a recuperarli), ma da quello che ho ascoltato devo affermare che se sono in molti a dichiarare la Divina Commedia un capolavoro, anche qui gli undici brani in cui è strutturato il disco degli Starbynary danno sia al testo dantesco che alle composizioni musicali quel connubio perfetto di congiunzione tra letteratura e musica, rock. Qui, nel disco, tra passaggi tosti di power, di rock e prog, ma sempre limpidi e passaggi puliti tutto scivola senza intoppi anzi, tutto è al di sopra di quello che si può aspettare da un genere che pur non essendoci molto affine ci ha davvero entusiasmato. Divina Commedia Paradiso è un album molto concreto e per certi versi anche molto solido, capace di coinvolgere sia chi si avvicina a questo genere per la prima volta che per quelli ormai provati come me da tanti ascolti di tutti i generi; un album che tra semplici melodie, riff chitarristici potenti ed un hard rock avvincente, pone gli Starbynary tra quelle band che fanno rock, anzi power rock e lo costruiscono a mo’ di concept come la migliore tradizione progressive. E mi accorgo solo ora, dopo rilettura di aver dato un voto così tosto a questa band. Sbaglio o mi capita di rado?

Ti potrebbe anche interessare