Intervista a Marco Calloni autore di BEFORE AND AFTER ENO

calloni-brian-eno-meridianozeroBrian Eno è un autentico pioniere della scena musicale degli ultimi trent’anni. Precursore dell’ambient-music e del glam-rock, videoartista, filosofo della musica, scultore, cantante, polistrumentista, padrino della “no wave”, della dance elettronica e della new age, produttore, talent-scout. Si può dire che in tutte le opere fondamentali della musica rock c’è la sua presenza, il suo zampino, la sua creatività. Su di lui, tanto è stato scritto, non ultimo il lavoro di Marco Calloni, classe 1987, collaboratore per un breve periodo di Radio Popolare ed Outsider. Before And After Eno è il bel volume che ci ha dato lo spunto per questa intervista.

Raffaele Astore: Esiste un “prima e un dopo” Brian Eno? Questo libro, pieno di curiosità e informazioni inedite, ci conduce passo passo all’interno della sua intricata vita di artista controcorrente, innovativo e mai banale, il suo privato, le sue relazioni personali. Che genere di personaggio è Eno?

Marco Calloni: Penso che Eno sia sul piano artistico una persona che ha sempre fatto e scelto ciò che apprezza senza porsi troppi problemi, direi con un approccio piuttosto istintivo; proprio questo ha contribuito a renderlo effettivamente un artista controcorrente, ciò può tradursi semplicemente con l’evitare di seguire un iter prestabilito e in un certo senso “prevedibile” … Ci si chiede sempre con una certa sorpresa: “E ora quale sarà il nuovo passo di Brian” è quasi inevitabile.
Questo è sempre stato un elemento di grande fascino per me.

Raffaele Astore: In molti hanno provato a raccontare il compositore, produttore, progettista del suono, pittore e scultore della luce. Ora esce questo tuo approfondito lavoro, “Before and After Eno“, una biografia italiana sullo “strano filosofo” della musica, recentemente arrivato nel nostro Paese con l’opera “Light Paintings”. Cosa ti ha spinto a realizzarlo?

Marco Calloni: Ho scritto Before And After Eno in primis per la grande stima e ammirazione che nutro per Brian ma anche perché raccontare la sua storia permette di toccare tantissimi ambiti e aspetti della musica passati e attuali, si può parlare di Reich, Cardew, dei Roxy Music, del Krautrock della Obscure, ma anche degli U2 e dei Coldplay, penso ci sia uno spettro d’azione incredibilmente ampio il che è davvero divertente!

Raffaele Astore: Produttore, musicista, progettista del suono, pittore e scultore della luce. Brian Enoforse è tutto questo, ma anche di più. “Sono diventato un artista perché avevo una certezza: non avrei mai avuto un lavoro”, confessò divertito lo scorso ottobre nell’incontro di presentazione della sua opera Light Paintings a Bari nell’ambito del Medimex, il salone dell’innovazione musicale. Cosa manca in quel “di più”?

Marco Calloni: Forse potrò apparire di parte, ma ripercorrendo tutto il suo percorso mi risulta difficile individuare cosa manchi ancora in quel “di più”, mi piacerebbe chiederlo a Brian sicuramente saprà cosa rispondermi… L’elenco dovrebbe comprendere inoltre anche la primaria rilevanza teorica del suo operato. Sono certo che l’indagine di un artista se guidata da curiosità e continua scoperta, abbia risorse e potenzialità continue. Finché le opere saranno contraddistinte da tali aspetti avremmo a mio avviso risultati degni di nota. Forse quel “di più” è proprio nascosto in qualche nuovo e imminente progetto… chissà…?

Raffaele Astore: Capire l’arte di Eno è un po’ chiedersi come la musica rock si sia evoluta durante gli anni Settanta e nei decenni successivi, accanto al concetto di sperimentazione, ma anche come abbia potuto allargare i propri orizzonti ed andare oltre le proprie possibilità. Come vedi l’idea completa di musica che Eno ci propone?

Marco Calloni: Mi rendo positivamente conto come molte delle domande siano effettivamente collegate; a mio avviso non esiste un’idea completa della musica di Eno perché non prestabilita o ascrivibile a uno stilemma/ambito preciso, ci sono certamente esperimenti legati al Pop così come gli album Ambient e le varie collaborazioni/produzioni, proprio questa natura mobile impedisce di dare un’idea completa della sua musica, in fondo perché è necessario?
Credo che tutto ciò inoltre non sia assolutamente meditato, come ho sottolineato nella prima domanda.

Raffaele Astore: Nel tuo libro scrivi: “Eno è più uno ‘strano filosofo’ (come si definisce) che ha l’obiettivo di proporre idee e strategie e di favorire un nuovo approccio alla musica eludendo gli aspetti tecnici a favore di una maggiore naturalezza e spontaneità”. Ci approfondisci questo concetto da te espresso?

Marco Calloni: In questo stralcio mi ricollego al suo definirsi “Non Musicista”…
Come sappiamo Eno non ha una formazione musicale tradizionale che gli permetta di trattare uno strumento secondo le metodologie previste da un naturale training, il suo modo di approcciarsi è maggiormente naturale e spontaneo, non cerca l’espressione tecnica dello stesso, focalizzandosi sulla resa sonora. In quanto all’essere “strano filosofo”, mi riferisco alla sua originale tendenza e capacità nell’argomentazione teorica nei confronti della musica e dei temi più disparati… Quasi un’eredità di quanto fatto da Cage. Molto interessante credo, soprattutto se lo immaginiamo in un contesto Pop, penso sia nobile riflettere su qualcosa che ci tocca ogni giorno.

Raffaele Astore: Nella sua recente presenza al Medimex di Bari, Eno ha dichiarato “La maggior parte delle volte non ho la minima idea di quello che faccio”. Per me è difficile credergli per te invece che lo hai approfondito con le tue ricerche?

Marco Calloni: Penso che Brian sia sincero, in questo caso l’esternazione non è così ironica come molti possono credere, spesso si tende a intellettualizzare o meditare troppo sull’approccio degli artisti. Non è assolutamente detto che all’inizio di un progetto o di un album si abbia la chiara idea di cosa si stia facendo… E’ proprio così che spesso nascono le cose più interessanti, Another Green World ne è la dimostrazione, le sessioni iniziali furono tutt’altro che positive eppure oggi abbiamo una testimonianza irripetibile e unica…

Raffaele Astore: Dai Roxy Music alle attuali sperimentazioni visive e sonore; Eno ha innovato e continua ad innovare i campi dell’arte e non solo quello musicale; insomma un artista a 360 gradi. Non c’è capolavoro di artista rock in cui non ci sia la sua genialità. E’ una necessità per gli altri o un riconoscimento alle sue capacità?

Marco Calloni: Entrambe le cose; devo ammettere, i suoi contributi a lavori altrui sono molto diversificati e non sempre comparabili, tanto da diventare oggetto di ironia persino da parte di Eno stesso e della critica… Penso che in fondo siano gli album a parlarci, ascoltandoli ci fanno comprendere quanto la sua presenza risulti effettivamente indispensabile.

Raffaele Astore: La carriera solistica di Eno avrebbe generato in laboratorio i germi del rock più avanguardistico degli anni Settanta. Ad esempio con Robert Fripp, Eno ha scritto un album (No Pussyfooting) in cui si battezzarono i Frippertronics, un suono di chitarra ottenuto con due registratori a nastro Revox Ma Eno ha plasmato capolavori come la trilogia berlinese di Bowie, l’avventura degli U2, dei Coldplay e così via. Insomma una sorta di onnipresenza o una necessità per gli altri?

Marco Calloni: Direi più una vicinanza artistica, una comunanza d’intenti… Eno generalmente sceglie di produrre, collaborare e lavorare con artisti che talvolta si trovano in una situazione aperta, non ancora definita, la sua presenza aiuta a delineare un percorso o chiarificare un intento magari inconscio, latente riportandolo a galla e traducendolo in musica… E’ paradossale come spesso nascano capolavori da situazioni di incertezza e assenza di controllo… Molto affascinante. Si, direi che la presenza di Eno è anche una necessità, perché no? Tante necessità sono più che positive e spesso indispensabili.

Raffaele Astore: Leggendo il tuo libro mi sono accorto di non poter prescindere dall’ascolto di alcuni lavori di Eno. Qui sembra che letteratura, storia e musica si fondano in un unicum che ci porta a ritroso nel tempo ma allo stesso modo ci proietta in un futuro imminente. Riusciresti ad immaginare, oggi, un rock, senza la filosofia di Eno?

Marco Calloni: Sinceramente no, il suo pensiero è una costante attiva nella musica, è partito metabolizzando intuizioni sonore presenti (Satie,Cage, Reich, Glass ), si è sviluppato, ha raggiunto un giusto riconoscimento è chiaramente presente oggi e continuerà nel più inoltrato futuro…
Questo senso di continuità è legato anche al titolo del libro Before And After Eno che non è solo un riferimento a Before And After Science.

Raffaele Astore John Cage diceva che essere un artista è una pratica filosofica. Con Light Paintings, attraverso manipolazioni di luce, Brian Eno realizza 177 milioni al cubo di dipinti. Un’opera che continua a riprodurre se stessa ed è vicina all’idea di infinito. La musica di Eno si fa quindi arte e l’arte della musica vuole esplorare nuovi mondi. Dove porterà questo nuovo percorso di Eno?

Marco Calloni: A mio avviso è semplicemente desiderio di creare senza la necessità di pensare a un eventuale ambito di appartenenza, penso sia bello e ormai comune che ci sia comunicazione tra tutte le forme a patto che non sia troppo forzata. Volendo dare una piccola nota tecnica, Light Paintings è un’applicazione delle teorie generative di Brian all’arte, penso che questo porterà a una loro affermazione definitiva e imminente.

Raffaele Astore: Fu ancora Eno a plasmare la storica trilogia berlinese di David Bowie (Low, Heroes,Lodger), i miasmi newyorkesi illuminanti della No Wave (No New York) e della New Wave (Devo, Talking Heads). L’avventura straordinaria con gli U2, condivisa con Daniel Lanois (The Unforgettable Fire, The Joshua Tree, Achtung Baby, su tutti) e quella con i Coldplay (Viva la Vida e Death and All His Friends). Insomma, se si interrogasse la storia del rock degli ultimi 45 anni, in un modo e nell’altro, Brian Eno è sempre presente. Hai scelto di realizzare questo lavoro per la molteplicità delle soluzioni che un artista del genere ti dava?

Marco Calloni: Quello è stato sicuramente un aspetto centrale, apprezzo parlare e trattare di argomenti trasversali, vari e che possano portare anche un nuovo pubblico alla conoscenza di aspetti meno noti di un artista. Questa è una cosa in cui credo fermamente.

Raffaele Astore: Dicci un motivo per cui dovremmo acquistare questo tuo libro?

Marco Calloni: Ho dedicato tempo, sincerità, ricerche e passione a un libro in cui credo e spero possa affascinare e divertire i lettori interessati. Ho usato il termine “divertire” non a caso in quanto la mia scelta è stata sin da subito quella di raccontare Eno in modo semplice, diretto e spero chiaro per allontanare le incomprensioni spesso presenti e alimentate, facendo emergere uno spirito sempre presente nelle argomentazioni di Brian che temo molti abbiano dimenticato

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