Rita Tekeyan – Green Line

Dodici tracce che diventano un tributo alle persone che hanno sacrificato la propria vita per la verità, per difendere i diritti conquistati in anni ed anni di lotte, un tributo all’innocenza dei bambini, all’infanzia rubata, un tributo alle donne, alle madri ed ai padri che durante la guerra diventano eroi ogni giorno

Quando nel 2015 recensimmo l’esordio di Rita Tekeyan, Manifesto Anti-War (link), dicemmo che la forza espressiva, le sonorità e la ricerca vocale contenute in quel disco facevano della Tekeyan un’artista che non creava solo musica….anzi la musica era a servizio di un concetto politico-culturale molto più profondo. Il fatto poi che la sua terra sia ancora oggi una terra martoriata come il Libano la dice lunga sui temi che Rita volle allora trattare in quel disco. E quell’idea e quella forza d’impegno che la contraddistingue la si ritrova ancora oggi in questo lavoro con cui si ripresenta, quel Green Line che sembra essere un passaggio “oltre” gli steccati, un disco che cade giusto in questo periodo in cui ancora una volta scoppiano scintille tra palestinesi ed israeliani che si affrontano sul terreno delle armi.  Il suo grido di disperazione e rabbia contro la guerra ed i genocidi continua; la guerra è un tema vissuto personalmente dall’artista e dalla sua famiglia. La sua musica è un tributo alle persone che hanno sacrificato la propria vita per la verità, per difendere i diritti conquistati in anni ed anni di lotte, la loro identità, la cultura e le radici; un tributo all’innocenza dei bambini, all’infanzia rubata; un tributo alle donne, alle madri ed ai padri che durante la guerra diventano eroi ogni giorno. Green Line fa parte del progetto che si focalizza su storie e dettagli di guerra, eventi sconosciuti a tante persone, eventi di cui nessuna radio o TV vorrebbe parlare, apparentemente insignificanti ad un occhio normale ma giganti vissuti attraverso gli occhi di una bambina. Un progetto di musica dove i sussurri e il silenzio sono essenziali quanto le grida e la disperazione. Pezzi di memoria sono messi insieme in un nuovo ordine, una nuova dimensione, la dimensione della musica, la dimensione delle parole; una ricostruzione spazio temporale attraverso la musica e le parole, ispirata al Decostruttivismo. Il progetto è anche ispirato alla Poetica dello Spazio “Poetics of Space” del filosofo francese Gaston Bachelard. L’album Green Line è dedicato a Beirut, la città natale di Tekeyan; Green Line era quella zona lineare verde sulla mappa di Beirut durante la guerra civile, che divideva Beirut in Est ed Ovest, ed era una delle zone più pericolose e devastate di Beirut. La traccia che introduce l’album è B.L. Express,

e ci avvia immediatamente nell’oscuro mondo della guerra, nelle tante storie vissute come questa, storie dove si narra dell’assurdità della guerra e degli eventi che la circondano; e poi ci sono le situazioni surreali che hanno dovuto affrontare le persone che vivevano la guerra. “…Only lost baggages and two baby angels were found deep down under the sea…” (solo bagagli smarriti e due angioletti sono stati trovati in fondo al mare). La dura verità di associare oggetti che contengono frammenti di ricordi, con la perdita di vite innocenti e con le cicatrici che non potranno mai cancellare il passato. Con Forêt Noire si parla di luoghi e spazi, di come i bambini riescano a trasformare oggetti comuni in parchi giochi;

durante la guerra i negozi erano protetti dalle bombe con muri di blocchi di cemento e muri di sacchi di sabbia, un scenario molto comune nel contesto bellico della città, la canzone denuncia “…our childhood stolen away…” (la nostra infanzia rubata). Questo è un tributo alle Madelaines di Marcel Proust, la pasticceria con la vetrina nascosta da sacchi di sabbia e muri di blocchi di cemento che vendeva quelle deliziose torte Forêt Noire. Mentre si mangia questa torta, il passato torna a tormentare di nuovo, i ricordi sono tornati ma in una nuova dimensione, in un nuovo ordine, c’è una sorta di distruzione nella mente e poi una ricostruzione, è una Decostruzione. La cosa più strana che caratterizza queste canzoni è il fatto che stiamo parlando di un “normal day of war”; la guerra diventa normalità, ci adattiamo. Continuando il viaggio, ecco Rooftops

Questa canzone oltre a raccontare una storia descrive spazi, i rooftops sono delle terrazze piane di cemento in cima agli edifici; qui avviene una trasformazione, una metamorfosi e un adattamento degli spazi, funzionali utili “…Socializing spaces Narguileh drinking, Tawli playing…”, (Spazi di socializzazione dove si fuma il Narguileh, e si gioca a Tawli). La Green Line racchiude tutti quei ricordi: cavi elettrici, serbatoi d’acqua, skyline della città, tubi, camini, antenne, questa piccola fabbrica di elementi in uno spazio dinamico. La storia narra di un evento specifico avvenuto di notte, bambini che ballano intorno al fuoco senza paura, la spericolata giocosità e l’innocenza dei bambini contro la guerra e contro tutto. Poi c’è questa fragile figura di Sam, che è sotto psicofarmaci. Una storia vera ma molto crudele dove Sam sperimenta la paura delle bombe. Abri invece descrive uno spazio in uno specifico tempo/evento; questo è un rifugio, un nascondiglio dalle bombe, un altro esempio di adattamento di uno spazio, un laboratorio di mobili in legno trasformato in un rifugio dalle bombe, un luogo sotterraneo dove si riuniscono persone/famiglie per sopravvivere alla guerra, uno spazio rumoroso dove il suono della radio è persistente e si mescola con la polvere di legno, l’oscurità e la paura. Un’altra canzone deidcata a Beirut è Nora’s Tree, ed è un tributo ad un bellissimo albero piantato da una bambina di quattro anni.

Durante gli anni della guerra l’albero è cresciuto ed è diventato più alto di un edificio di cemento armato di 4 piani; è sopravvissuto a più di 30 anni di guerra civile. La canzone descrive anche come le persone si adattano alla guerra, trovano soluzioni per sopravvivere e come le cose sono cambiate tra gli anni ’80 e ’90. Con le canzoni successive, le scene di guerra fanno spazio al viaggio introspettivo nel mondo oscuro del subconscio, caratterizzato dal romanticismo. Ed infatti Devil’s OB è una canzone sui conflitti interiori, l’ossessione, la disperazione e la follia, Your Sin parla invece di un viaggio attraverso il proprio io ed i conflitti interiori che conducono alla successiva  Weight of Pain,

che come suggerisce il titolo, è una canzone sofferta dove vengono espressi dolore, tristezza, solitudine, romanticismo e desolazione. DK parla del tempo effimero e del senso di incapacità che circonda un mondo decadente; è un grido per cercare la libertà. Il mondo interiore e il mondo esterno collassano in una danza sospesa nel tempo e nello spazio. Dopo la decadenza, c’è un ritorno alla distruzione della guerra. Con Y

ci si ispira alle scene del libro scritto dal nonno dell’artista – Avedis Tekeyan – (La Tragedia degli Armeni di Behesni 1914-1918) dove si raccontano le testimonianze dei sopravvissuti al genocidio armeno. Una canzone tributo a coloro che hanno sacrificato la propria vita, un brano dove si descrivono le crudeltà che hanno dovuto subire gli Armeni, un genocidio che ancora non ha avuto giustizia. La dedica ad una persona speciale avviene con White Angel, una persona speciale che è stata uccisa, insieme ad altre anime innocenti, dalle mani di criminali durante la guerra civile di Beirut. Poi la traccia conclusiva che dà il nome all’intero album Green Line,

dove si racconta la vera storia di una donna, una madre coraggiosa che durante la guerra civile lavorava nella Beirut occidentale mentre viveva nella parte orientale della città; la divisione di Beirut comprendeva anche una divisione socio-culturale-religiosa. “… on a normal day of war, nothing is unavoidable, everything is possible…” (In un ordinario giorno di guerra, niente è inevitabile, tutto è possibile), la guerra diventa normalità e le persone che la vivono si aspettano che accada di tutto. Le scene surreali della guerra perseguitano ancora il presente. “…No way out from war…”. Ed intanto, mentre in altre zone del mondo si combatte ancora. con Green Line non si può fare a meno di non riflettere e tanto, e comunque siamo sicuri, che anche qesto non basterà a fermare la voglia di guerra che vive nell’animo umano.

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