Lou Reed – Metal Machine Music

Non si può ascoltare Metal Machine Music di Lou Reed una sola volta, è impossibile capire il senso di un lavoro che molti hanno giudicato assurdo perché solo rumore; ma questo accade se lo si ascolta solo una volta e lo si mette da parte. Potrà sembrare che tutto quel rumore sia stato inciso sul disco in un momento di “anfetamizzazione” dell’artista ma, in realtà, non è così perché, come ha sempre fatto Lou Reed, nulla è lasciato al caso, tutto è studiato nel minimo dettaglio, nei particolari. Questo disco in realtà non è solo rumore, come non sono solo ritratti tanti dei lavori di Andy Warhol e, forse, sta proprio lì l’incrocio obbligato tra questa composizione louridiana ed i ritratti o le cose comuni di ogni giorno trasformate in opera dal genio della Factory. Metal Machine Music è un vero e proprio cult, un lavoro che ha segnato tutta la storia di quel rock che è venuto dopo di lui perché una simile produzione è solo una provocazione come lo sono altri prodotti dell’artista di cui ci stiamo occupando, e se qualche recensore ha scritto che questo disco è una truffa ci vien da dire che tutti, ma proprio tutti i lavori di Lou Reed possono essere considerati tali anche se, poi, quando ti capitano tra le mani Transformer, o Berlin e tanti altri ancora, ti rendi conto che alcuni di questi sono veri e propri capolavori. Metal Machine Music non è rumore puro ma una composizione umoristica che lascia il segno, che scava in un periodo in cui il rumore sarebbe divenuto il senso di un genere di rock durato poco per fortuna (punk) e che ha avuto nei Sex Pistol e nei Clash i progenitori. Nei suoi 64 minuti di frastuono va tenuto presente che Metal Machine Music è una sorta di scherzo che Reed ha voluto giocare alla RCA Victor, la sua casa discografica nel 1975; infatti proprio la casa discografica lo richiamò perché indietro con gli impegni contrattuali e, sono molti a dirlo, Reed pur di mantenere quell’impegno produsse questa infernale macchina del suono per sbattere in faccia ai produttori la propria contrarietà ai richiami ma anche il rispetto di quegli impegni che gli veniva chiesto di mantenere. Quattro facciate per un solo brano, diviso in movimenti che sono dallo stesso Reed equalizzati, mixati, amplificati e poi sovrapposti, una macchina infernale del suono e del puro rumorismo che anticipa non solo il punk ma anche il futuro groove. Il disco è un contenitore di chitarra elettrica distorta, un incrocio surreale che diventa odio, aggressione poetica, emozione, schizofrenia, psichedelìa. Metal Machine Music, pubblicato ne ’75 è l’album nato dopo ben cinque anni dalla dissoluzione dei Velvet Underground, ed i lavori solisti precedenti di Reed se a volte guardano al passato, con questo MMM Reed guarda probabilmente all’avanguardia e per farlo se ne frega delle etichette, della casa discografica e dei critici. Poi, il caso vuole che proprio in questo periodo Reed stava diventando una pop star, quell’artista rock multi sessuale che si ritrovava ad essere un glam rocker ancora una volta apprezzato dal Warhol sempre più orientato verso opere minimaliste e, a volte, depravate. Se si pensa che poi nella stessa settimana in cui Metal Machine Music veniva pubblicato, un’altro grande artista come Brian Eno pubblicava il suo Brian Eno’s Discreet Music bè, allora, il cerchio si chiude perfettamente perché sono i segnali di dove il rock sta andando e MMM è davvero una perfetta intuizione di quale vera direzione il rock stia prendendo. Reed ha fatto di tutto nel rock e per il rock, Reed ha saputo come nessun altro artista precorrere i tempi, ha inventato i suoi suoni ed i suoni degli altri, ha marchiato la musica con soli tre accordi e con una miriade di “solchi sperimentali” – come usa chiamarli il mio amico Antonello Cresti, – ma i suoni di Reed in Metal Machine Music non sono solo sperimentazione, sono anche e soprattutto ricerca. Che ne dicano altri su questo disco, MMM non è rumore o suono, è genialità e se qualcuno lo colloca fuori da ogni etichetta bè, allora vuol proprio dire che sia di Lou Reed che dei Velvet Underground, ma anche di un certo rock ha capito ben poco. Quasi quasi rimetto sul piatto il disco.

 

 

 

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