Alco Frisbass: Le Mystere du Gue Pucelle

Per i francesi Alco Fribass sembra che l’attenzione della stampa sia ormai una costante; ed infatti dopo la pubblicazione del loro terzo album “Le Mystere du Gue Pucelle” ci sono diverse opinioni in merito tra le quali, oggi, aggiungiamo anche la nostra. Quando si parla di Alco Frisbass ci si trova in pieno campo jazz rock, un jazz rock d’ispirazione canterburiana che spesso, come accade sempre a quelle band che cercano sempre nuovi suoni, sono sempre ben elaborati tranne alcuni passaggi in cui il Canterbury sound è solo quello e nulla più. L’album che ci troviamo ad analizzare oggi, Le Mystere du Gue Pucelle è l’ultimo uscito in ordine di tempo dopo Le Bateleur e quello dell’esordio nel 2015 Alco Frisbass, album che già tracciavano il cammino di questa band che ha fatto delle tastiere e dei sintetizzatori la base delle proprie composizioni. Di certo, in questo nuovo lavoro ci sono tanti di quei tempi musicali che piacciono a noi dove la musica diventa davvero prog matematico perché ben elaborato. Si parte con Le Mystère du Gué Pucelle che è il brano più lungo dell’intero disco dove il cambio di passo durante il pezzo diventa una costante gradevole, passaggi dove il canterbury sound è una costante che entusiasma allo stesso modo con cui ci ha trascinato nell’ascolto l’intero album dove i riferimenti a band come gli Hatfield And The North e i Caravan sono una costante. Ed è proprio con Histoire Diffuse che i riferimenti ai Caravan sono evidenti ma la sostanza è che poi qui, gli Alco Fribass, sono un gradino più su della band di Pye Hastings che resta comunque grande. E chissà qui quanti di voi mi diranno che non sono normale ma ciò che interessa a noi di areARock è essere comunque sempre sul pezzo. Il terzo brano di questo splendido disco, Sélénite si gioca in apertura tra chiavi jazz ed incursioni progressive che continuano poi alla grande lungo il proseguo del pezzo quando chitarra e tastiere diventano i protagonisti assoluti di una musica da far accapponare la pelle. Il successivo Pulsar è una vera e propria manna dal cielo per tutti i bassisti autoctoni di questo mondo, un basso che insieme alla batteria trasmette battiti stratosferici a supporto di tutti gli altri strumenti, in particolare delle tastiere e di una splendida chitarra. La bellezza e la struttura del brano ci lasciano poi quel senso di sazietà musicale che ci permetterà di dedicarci in tranquillità al resto della serata. Si chiude con Alchemical Corpus, brano veloce dove a volte sembra di ascoltare certe fughe sonore alla Frank Zappa, ma la realtà è quella che qui a suonare è questa interessante band che abbiamo scovato tra i nostri ascolti giornalieri e che in questo pezzo gioca con strutture sonore vicine al country. Insomma un modo di esprimersi interessante tanto da trascinare noi che lo abbiamo ascoltato con attenzione per parlarvene, in un mondo di suoni dove questi diventano i gradevoli colori del canterbury sound.

TRACCE:
01. La sospensione eterea
02. Passo dopo passo
03. Induzione magnetica
04. La Danse Du Pantin
05. Ritrattazione
06. Judith Head Cutter

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