Out Of The Gate: il primo album di Alessandro Corvaglia!

La storica voce di Delirium e Maschera Di Cera debutta da solista: tra gli special guest Gordon Giltrap, Cesareo e Martin Grice, il prog italiano del terzo millennio tra coscienza civile e autobiografismo 

Out of the Gate rappresenta l’uscita – faticosa e lunga – da uno spazio rinchiuso e angusto. Il luogo in cui io stesso, in virtù di molte vicende artistiche e di vita, mi sono ritrovato mio malgrado. Non ho usato il riferimento ad una “gabbia” dato che questa, generalmente, viene aperta da altre persone mentre l’apertura di un “cancello”, immagine di per sé meno pesante e più possibilista, sta anche nella capacità del singolo soggetto, in questo caso io stesso”. Sentito gesto di libertà artistica ed espressivaOut Of The Gate è è il primo album solista di Alessandro Corvaglia, inconfondibile voce del miglior progressive rock italiano e internazionale con Delirium, La Maschera di Cera, Hostsonaten e Mr. Punch. La sua carriera è costellata di dischi che hanno contribuito a definire le coordinate e il sound del prog tricolore del terzo millennio, ma a tutto questo mancava ancora un tassello fondamentale, quella di un lavoro in proprio, un collage di dieci brani, sottolinea Corvaglia, “alcuni cantati e altri strumentali (che rappresentano entrambi la mia istintiva modalità di espressione), nato nel momento preciso in cui la Vita mi ha fatto trovare la determinazione di eliminare le barriere che vi si opponevano”.
Alessandro Corvaglia ha sempre vissuto la musica in maniera passionale e viscerale, questo aspetto traspare in maniera evidente in questi brani scritti in un arco temporale di circa quindici anni (2006-2020), parallelamente all’attività di cantante/songwriter all’interno di altre formazioni. Ecco allora l’occasione definitiva per esprimersi su alcuni temi stringenti dell’attualità: le tragedie dei migranti morti in mare (Promised land), gli assurdi conflitti che colpiscono istituzioni umanitarie distruggendone ospedali o strutture (White Ghosts), l’imbarbarimento culturale e sociale alimentato dai blogger (Preaching on line), il tutto mescolato a una parte autobiografica (Where have I been?…and the Lady came inOut of the Gate) e un piccolo viaggio nel visionario (The Night of the Eyes).
Out of the Gate suona come un album concepito negli anni ’70 da musicisti che, pur capaci di comporre la più complessa delle suite prog-rock, si concentrano sulla melodia, la potenza della semplicità e la forza degli arrangiamenti; non a caso ci sono ben due omaggi al grande chitarrista Gordon Giltrap (l’inedito A Deed within a Dream e 12 Towers, composta e suonata da Giltrap in persona in occasione di questo disco). Nell’album compaiono anche altri ospiti come il chitarrista degli Elio e le Storie Tese Cesareo, la band Il Giardino OniricoMartin Grice (Delirium, La Maschera di Cera), Andrea Orlando (La Coscienza di Zeno, Finisterre) e Marcella Arganese (Ubi Maior, Mr. Punch). Out Of The Gate rivela la personalità dell’autore, ma anche l’influenza in episodi più immediati e orecchiabili di mostri sacri del rock progressivo quali King Crimson, Genesis e Caravan, unito al carisma espressivo dell’ex-Marillion Fish. Il tutto è sublimato negli undici minuti conclusivi della title-track, che chiudono un lavoro emozionante e ricco di sfumature.

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