Amusement Parks On Fire – An Archaea – 2021

Possono in un disco convivere diversi generi musicali, o meglio, può una band presentare un nuovo album condito da una miscela esplosiva di musica che varia tra generi? E può questo disco giungere a distanza di dieci anni riuscendo poi a dimostrare una forte maturità raggiunta dalla band che stiamo ascoltando? Beh, crediamo proprio di sì e ciò non è capitato solo agli Amusement Parks On Fire, ma anche con altre band anche più blasonate e delle quali non stiamo qui a parlarne. Resta il fatto però che questo disco, An Archaea, dimostra di essere una perfetta fusione tra un lontano post e vibrazioni di rock che variano tra dream pop, shoegaze ed altre sonorità molto vicine al pop. Old Salt è già vibrazione canora che si innesta ad echi lontani di strumentazione post e che rende già l’idea che il nuovo viaggio degli Amusement Parks On Fire è più vicino ad un rock post psichedelìa che ad una psichedelia vera e propria. Lo conferma subito No Fission che sfodera un gusto del rock più hard ma subito votato ad un brit pop crepuscolare e non è poi così male, anzi il post rock votato al progressive che si presenta con questo brano ha nella melodia principale una tale intensità melodica che ricorda passaggi delle grandi band di prog. Quando in realtà abbiamo più o meno individuata la direzione del disco, o almeno così crediamo, giunge Diving Bell che mantenendosi in una sperimentazione da post  sembra invece essere una sorta di “Passaggio” alla Banco del Mutuo Soccorso che ci immerge in un rock quasi dream dove le chitarre la fanno da padrone con atmosfere che dilatandosi dimostrano la forza della band inglese nell’uso di tali suoni. Un potente traccia strumentale che apre con maestrìa ad un’atmosfera sfarzosa di gradevole post rock dove sono molte le note di psichedelìa che è possibile ascoltare. La successiva Breakers pur sembrando inquietante è in realtà una delle tracce più belle dell’intero lavoro, una composizione capace di giocare tra semplicità e maestosità musicale, quello che ancora ci mancava all’ascolto e che giunge al momento opportuno quasi fosse una necessità dell’animo. Aught Can Wait è quasi una carezza di pop ad alto grado di trasformazione ed infatti mentre il cantato si muove su di un lucido pop, la musica viaggia e fa viaggiare sull’onda di un fantastico ritmo che gioca tra pop-post e psichedelìa. La parte finale di chitarra è poi la sintesi di tutto un album che è fatto di ricerca sonora sì ma anche di atmosfere che giocano tutte tra generi popolari, spaziali e rock. Con Gamma invece è facile sentirsi proiettati in uno space primordiale o, come qualcuno ha scritto, trascinati dalle onde, ma qui le onde del mare hanno poco a che vedere con le ondate sonore che gli Amusement Parks On Fire ci propongono, un pezzo questo che sa tanto di introduzione a quel Boom Vang che è puro viaggio mentale, fatto di suono puro e senza fronzoli, quello che piace a noi insomma. Questo pezzo è davvero bello se si considera la presenza di una chitarra che è la vera forza propulsiva dell’intero background del brano, un pezzo che di certo, con il secondo e terzo riascolto dell’album, diventa sempre la pista che ci aspettiamo con ansia immutata. Lasciando scorrere il successivo Atomized che gioca anche, e molto, con atmosfere bowiane, giungiamo ad An Archaea che riporta ad una consolidata atmosfera pop della quale gli Amusement Parks On Fire sembrano essere veri maestri. E capiamo come al disco non si sia potuto dare un diverso nome perché qui è davvero il centro di tutti i suoni che in An Archaea sono poi contenuti. In questo lavoro, gli Amusement Parks On Fire ci hanno offerto un’enorme quantità di generi, e lo hanno fatto con sapienza riuscendo a calibrare le composizioni per far sì che all’ascolto tutto fosse un piacevole viaggio anzi, un momento di ascolto avvolgente e dobbiamo dire che la band inglese ci è davvero riuscita.                          

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