Clustersun – Avalanche

Una botta di space condita di psycho ed infarcita di shoegaze è secondo noi la risultanza di questo bel disco che non conosce soste durante il suo ascolto. Giunti alla loro terza fatica, che riporta pari pari i primi passi fatti con i due precedenti lavori ma che qui lascia denotare una ulteriore maturità sonora, i Clustersun dimostrano di essere una delle band di spicco nel panorama rock italiano. Catanesi di fatto, rockmen per scelta, la band siciliana si presenta con Avalanche che porta in sé il progetto di una scelta rielaborativa dei vari stili musicali che lo compongono, stili che si fondono tra loro per raggiungere una dimensione “ultraterrena”. Infatti tra spruzzate di space rock, psichedelia, shoegaze e un certo post-punk che non dispiace, il loro diventa una vera e propria dilatazione sonora da mettere i brividi mentre li si ascolta. Dopo la pubblicazione dei due singoli, Desert Daze e All Your Pain ed andando un po’ a ritroso con gli ascolti dei precedenti lavori, Avalanche si presenta con un’evoluzione musicale che forza molto la mano su psichedelia ed un post-punk di vecchia memoria, ben mescolati tra loro a tal punto da assegnargli al nuovo rock che se ne ricava un ruolo di primo piano che solo la semplice e lineare sinergia tra i componenti di questa band, molto cresciuta, poteva realizzare. La consapevolezza di un suono più armonico e la messa in evidenza proprio di questo fatto da parte di James Aparicio, produttore ed ingegnere del suono che ha lavorato con mostri sacri come Depeche Mode e Mogwai, la dice ben lunga di come i Clustersun intendano il concetto di musica e di rock in particolare.

Certo che a noi Avalanche è sembrato un po’, rispetto ai precedenti Out Of Your Ego e Surfacing To Breathe, un gradino in su anche per la nuova essenza delle composizioni che non lasciano spazio ad elucubrazioni mentali. Già, qui tutto si fa musica e basta, anzi tutto diventa una fantastica esplorazione nei meandri più nascosti dei generi che i Clustersun propongono al proprio pubblico e non solo a quello. Da parte nostra un auspicio: che si ritorni da subito in pubblico a presentare i lavori per troppo tempo costretti a favorire sogni mentali e nulla più; certi prodotti, certa musica hanno bisogno di essere suonati in pubblico perché è la summa di voglia di vivere, di voglia di essere, di voglia di fare ed i Clustersun, queste voglie ce l’hanno davvero tutte. Tra l’altro vi ricordo che ai brani di questo disco non si può restare indifferenti, provate ad ascoltare ad occhi chiusi Juggernaut ad esempio e vi accorgerete quanto ancora nella musica di oggi sia presente il tocco del grande Syd, senza nulla togliere a questi bravi ragazzi siciliani che sanno come dire la propria e si fanno sentire!

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