OJM – Live At Rocket Club

Maledetto rock’n’roll e quando lo incontrai! Erano gli anni in cui dall’America “puritana” arrivavano i suoni di certe band che corrispondevano ai nomi di Grand Funk Railroad con il grande Mark Farner alla chitarra, o quelli della James Gang Band con l’altro grande Joe Walsh, anche lui alla chitarra, che sputavano nei dischi atmosfere irripetibili soprattutto se poi questi erano dischi live. Ed io dico ancora che quel maledetto rock’n’roll ha contribuito a costruire i miei ascolti che se nel tempo son cambiati per necessità, restano ancora la base su cui sono cresciute poi le mie convinzioni musicali. Basta prendere dischi come James Gang Live In ConcertHumple Pie Live At Fillmore o Live Album dei Grand Funk Railroad, dischi risalenti agli anni 70 per dire a questo bel Live At Rocket Club degli OJM…ben arrivato! Già perché in questo bel disco, sin dal primo pezzo, Welcome, l’atmosfera che si respira con quel rullo di batteria e la chitarra che entra distorcendo, è un vero e proprio grido in faccia di rock tra i più belli ascoltati in questo periodo di assurda chiusura. E dico, ma caspita quanto mi mancano i locali, quanto mi manca il fumo acre delle serate passate ai concerti, quanto mi mancano band come questa che ti fanno uscire il rock che hai dentro da tutti i pori della pelle! E così mentre l’adrenalina continua a crescere, arriva Venus, altro grido di un rock clasheriano, altro bel tassello di un genere che non muore mai, nemmeno con il covid che sta fermando tutto, cambiando il nostro modo di respirare musica; già perché dal piatto e dallo stereo non escono i fumi del palco o quelli delle birre che si ingurgitano ai concerti. Anche I’ll Be Long mischia rock ad alta tossicità e senza vergognarsene, con la chitarra che svisa su batteria e basso che battono la strada del pentagramma sonoro che questi ragazzi hanno disegnato per rompere la noia e la naja alla quale siamo costretti. Con Wolf si prosegue sulle strade di un rock’n’roll tempestato di ricordi alla Beck, Bogert & Appice (ascoltatevi Beck, Bogert & Appice Live del 1973 con quel Superstition da sballo musicale che non ha eguali e capirete di cosa sto parlando). Già, perché quando oggi parliamo di stoner rock che accomuna tanti generi che vanno dal doom all’heavy, spesso ci dimentichiamo che la base del genere sta tutta nel grande blues accarezzato da rock psichedelico e, come potete notare, come sempre, è il grande blues la vera anima di tutti i generi di rock che son venuti dopo. Ed Ocean Hearts è qui a dimostrare quanto questi ragazzi, americani come sound ma trevigiani di fatto, scoperchiano un contenitore di suoni mai tramontati, diventati, poi, la base del rock del futuro.

Questo disco, appena uscito, ma registrato al Rocket Club di Landshut in quel di Baviera quando si suonava ancora dal vivo e loro in giro promuovevano Volcano nel 2011, è ora il tributo che mancava per questa band che è già grande, come grandi sono tutti i pezzi di questo disco che anche a volerlo, non potrai mai appenderlo ad un chiodo perché non ha i lacci per essere appeso già, proprio come quel rock che gli OJM ci hanno messo dentro, un rock pieno di energia e vibrazione come quello che sentivamo in quei lontani anni settanta. Già, anni settanta, ma questi ragazzi del 2021 non sono da meno, speriamo solo che continuino a suonare così, con la stessa energia, la stessa potenza, lla stessa rabbia perché solo così si possono realizzare dischi come Live At Rocket Club.

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