Mt. Mountain – Centre

La clausura di questi giorni ci ha messo di fronte ad una “cosa” compiuta: l’ascolto di alcuni lavori che ci sono giunti e la continuazione delle nostre letture preferite di cui qui non ve ne parliamo per opportunità. Dicevamo, il fatto di dover star chiusi nel proprio territorio ci ha offerto la possibilità di dividerci con le cose che amiamo e tra queste, il ragionare su un album che è stato molto gradito. Devo essere sincero: di questa band forse ne avevo sentito parlare qualche volta ma non avevo mai avuto l’opportunità di un ascolto approfondito per cui eccomi qui a parlarvi di quest’album che potrebbe rientrare benissimo in quella cerchia di album psichedelici ascoltati, analizzati e poi graditi. Center è un album che si muove su linee psichedeliche che ci riportano indietro nel tempo, album che ha tanto di quel rock di base a Perth, in Australia, che il pensiero va subito ai conterranei King Gizzard & The Lizard Wizard che producono dischi come fossero noccioline. A quanto sembra l’Australia con le sue distese deserte ispira davvero momenti psichedelici, ma al di là di ispirazioni che frullano in testa in una giornata così, quello che ci interessa qui è la musica. In realtà quanto abbiamo ascoltato ci sembra provenire più da una jam, ma questo è probabilmente l’effetto delle registrazioni fatte in presa diretta come sempre più spesso sta avvenendo di questi tempi.

Sin dall’inizio del viaggio che gli MT. Mountain ci propongono, tutto riporta ad assaporare le fantastiche passeggiate lisergiche di una psichedelia che sa di altri tempi ed essendo questo in realtà un lavoro appena pubblicato ciò ci induce a dire quanto dicevamo qualche tempo fa con alcuni altri amici e cioè che siamo davanti ad un ritorno non solo di un progressive più maturo, ma anche di una psichedelia che con il tempo si è rinnovata. Centre è un album che muove tutti i crismi del rock psichedelico, con tocchi che rendono particolarmente piacevoli alcuni passaggi come ad esempio quelli contenuti in Hands Together o addirittura nei suoni più orientali contenuti in Dawn. Di sicuro in rapporto ai precedenti album, dei quali abbiamo ascoltato però solo alcune parti, non ci sembra che questo loro quarto lavoro sia diverso anzi, tra questi ed il loro esordio del 2016, Cosmos Terros, che abbiamo ascoltato per capirne il percorso, ci sembra che oltre ad una maturazione musicale ci sia anche l’acquisizione da parte della band di tanta padronanza in più con i generi che intorno alla psichedelia gironzolano, quali ad esempio il kraut anche se, sinceramente, il loro è diventato nel tempo un suono molto vicino allo space.

Che dire comunque di questo quarto disco? Che siamo alle solite, con alti e bassi siamo sul mercato e nulla più…forse se ci avessero messo un po’ più di impegno avrebbero potuto proporre una novità che, purtroppo, tale non è.

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