Outwave – The Storm

La musica, da qualsiasi parte provenga, o ti colpisce direttamente o come spesso capita con certi esordi, non ti fa effetto ed allora pensi di aver perso solo tempo ascoltando. Con gli Outwave tutto ciò non potrà mai capitarvi perché questi ragazzi, pur divertendosi, fanno sul serio ed il loro è un esordio nel mondo del rock che ha una cosa straordinaria: avviene da subito con un concept album. Mi verrebbe da dire qui una parola forte, ma non posso farlo per ovvii motivi e bando alle ciance mi butto ora dentro questo splendido disco della band padovana che sembra essere stata illuminata dal loro santo patrono per come producono musica. È certo però che gli Outwave non si sono risparmiati se in questo esordio hanno addirittura voluto al loro fianco la partecipazione di Druga McBroom già corista dei Pink Floyd oltre che di un certo Steve Hackett; ma al di là della presenza di un nota artista, quello che più colpisce è la forza e la grande determinazione musicale che questi musicisti hanno. Fossero stati altri tempi li avremmo forse chiamati ragazzi, ma qui siamo al cospetto di una band formata da ottimi musicisti prima che da ragazzi. E veniamo ora ad analizzare il contesto nel quale quest’album di esordio si sviluppa: con la traccia d’apertura Crystallized il richiamo ad atmosfere di rock tipicamente a stelle e strisce è immediato, anzi più che richiamo sembra che questi ragazzi padovani abbiano la doppia cittadinanza, cioè italiana e statunitense, e ciò per il modo in cui il pezzo si sviluppa, tutto giocato su ritmica anche chitarristica. Nel brano In the Spotlight si mobilitano addirittura avvii alla Foo Fighters di Dave Grohl e per tutto il tempo il pezzo è un susseguirsi di ottime cadenze vocali che riescono ad esaltare chi ascolta, mentre Song Of The Sea,che parte alla U2, è un pezzo che non può non piacere. Ed il bello di questa composizione è che se la musica si presta ad ammiccamenti utwo-diani, la voce richiama in maniera forte e consistente la vera vena di tutto il pezzo di natura britpopiana, che per fortuna non è Oasis. Il pezzo che dà poi il titolo all’album The Storm è infarcito di atmosfere pinkfloydiane anzi, per dirla tutta, gilmouriane per il modo in cui viene sfruttata la chitarra (probabile influenza della presenza di Druga McBroom) e comunque anche se qui la voce non è accattivante come nei precedenti pezzi, il sound invece è portentoso. Con Leave certe atmosfere alla Chris Cornell si fanno vive e qui, stavolta, la voce merita plauso così come lo meritano le chitarre che agitano e placano le sensazioni di chi si pone all’ascolto di questo…bello e piacevole esordio. Ed anche se l’ammiccamento ai Pink Floyd non manca, il brano merita davvero un bell’elogio. Con Leave, ritorniamo ad atmosfere di velluto giocate tra voce e tocchi di chitarra da brivido così come, quasi nella parte finale del brano, sembrano fare capolino atmosfere alla Pink Floyd, ma ne vale la pena perché questi musicisti sono veramente bravi. Il pianoforte è il mantra di apertura per Autumn Trees altro grande, meraviglioso pezzo di The Storm che potremmo già chiamare capolavoro d’esordio degli Outwave che brillano ancor di più quando la voce di Druga McBroom fa la sua comparsa in questo solco da mille e una notte che richiama apertamente i Pink Floyd. Lasciate le atmosfere vellutate, il ritorno a movimenti più rock avviene con The Road That I Will Cross che, lasciatemelo dire, è proprio rock a 360 gradi così come la stessa Resurrection che se ha una partenza morbida quasi alla Steven Wilson (!) pur perdendosi poi in un brit pop alla semi Oasis con un rock che diventa ben presto foo fightersiano-pinkfloyano si rivela un pezzo da riascoltare in auto col finestrino abbassato e la testa fuori quando ricompare la bellissima, stupefacente, immensa voce di Druga McBroom che apre la porta ad uno strabiliante pezzo di chitarra solista. E per farci riprendere un po’ ci voleva giusto quell’aria di festa che ci mancava ed infatti con Festive Air si sta per giungere alla fine di un album semplicemente fantastico per la musicalità e la storia raccontata, vale a dire la storia di un ragazzo le cui sorti sono legate a fenomeni naturali che lo cambiano per sempre quando la tempesta lo prende per calarlo in una maggiore comprensione del perché sia stato privato della sua libertà grazie purtroppo alle banalità spesso protagoniste del nostro vivere quotidiano. Con Moving Tangle finisce l’album d’esordio che più ci ha colpito in questi ultimi tempi di ascolti diversificati, un album che prende anzi, lascia subito il segno sia per come si propone nella registrazione live, sia per la storia che racconta, sia per il fatto che gli Outwave, pur essendo italiani, cantano solo in inglese, un po’ come quando esordì Elisa. Stranezze del mondo musicale.

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