RAVEN SAD – The Leaf And The Wing

Un coacervo di passaggi strumentali nei brani, pezzi pieni di personalità curati maniacalmente, inizia alla grande il 2021 per i Raven Sad    Raven Sad è una band italiana di progressive rock proveniente dall’area metropolitana Firenze-Prato-Pistoia. Nati da un’idea di Samuele Santanna, la band ha pubblicato tre album per la Lizard Records tra il 2008 e il 2011, prima di sciogliersi dopo l’uscita di Layers Of Stratosphere. I Raven Sad si riformano nel 2017 per volere di Samuele Santanna (chitarre) e Fabrizio Trinci (tastiere), ai quali si aggiungono Gabriele Marconcini alla voce, Marco Geri al basso e Francesco Carnesecchi alla batteria. Con questa line up la band registra il nuovo album The Leaf And The Wing, pubblicato lo scorso 3 febbraio. dalla Lizard Records. E così dopo Quoth nel 2008, We Are Not Alone nel 2009 e Layers Of Stratosphere del 2011, ma anche dopo una lunghissima pausa, i Raven Sad tornano al proprio pubblico con un nuovo album che non ha nulla da invidiare a nessuno anzi, per come è composto dovrebbe meritarsi già l’inserimento tra i migliori album prog-psy finora prodotti a livello internazionale (almeno per questo scorcio di anno). L’album è un coacervo di passaggi strumentali nei brani, pezzi pieni di personalità oltre che curati maniacalmente. Se si escludono le tracce di apertura e chiusura che sono i il prologo ed il finale di una bella storia, tutto l’insieme contenuto nell’album è un sonoro da ascoltare pezzo dopo pezzo, nota dopo nota, fino a farsi esplodere davvero le orecchie coperte dalle cuffie. Un po’ come è capitato a noi mentre, come si dice, stavamo sul pezzo. Quindi, per ora, evitando il brano introduttivo che comunque nella sua breve durata è il prologo a tutto l’album ed a quanto avverrà, ci immergiamo in The sadness of the raven dal quale percepiamo che siamo di fronte al miglior album dei Raven Sad, naturale evoluzione della loro esperienza nel tempo e di quella crescita sonora che la band, anche con i precedenti album, ha sempre ricercato. Per i Raven Sad questo è il vero e proprio primo concept, probabilmente pensato per tanto tempo (il loro ultimo lavoro è del 2011), e lo si capisce sia dalla struttura, dalla lunghezza dei brani che passano dal prog al psychedelico e da quanto si racconta, situazioni e stati d’animo che fanno la storia in questo disco. E non mancano chiaramente le influenze che, se da una parte potrebbero indurci a dire che Santanna deve avere un debole per Gilmour, dall’altra ci fanno affermare con convinzione che lo stile Raven Sad possiede caratteristiche rare diventate ormai il marchio di fabbrica. Le tastiere di Fabrizio Trinci ci introducono alla successiva City Lights And Desert Dark che con il bell’incedere di batteria e basso elevano a quasi ulteriore strumento la splendida voce di Gabriele Marconcini che per tonalità a noi ricorda quella di Bernardo Lanzetti, una voce che resta impressa eccome. Ascoltando The Leaf And The Wing si ha come la sensazione di viaggiare su un velluto di note che raccontano di una storia di vita spesso comune a tutti noi, sarà…. ma la musica è davvero grande. In tanti potranno affannarsi a richiamare i Pink Floyd per quest’album, sarà …. ma noi diciamo che questi sono i Raven Sad, nostrana band della quale bisogna esserne fieri. Poi, la grande introduzione al piano di Colorbox è la conferma che qui il “classico” è di casa, come lo sono tutti i colori dei suoni che animano questo bellissimo lavoro. Nulla è fuori luogo qui, tutto è calibrato, tutto è scelto accuratamente così come ci racconta Colorbox di ispirazione hackettiana ma di matrice Raven Sad nella sua perfetta composizione. E non sbagliamo certo nel dire che qui siamo al cospetto di grandi musicisti che ci conducono per mano facendoci entrare nella bellezza di un suono collaudato, tutto da assorbire. Cosa dire di Colorbox? Pezzo piacevolissimo che al minuto 7.57, dopo il passaggio radiofonico pinkfloydiano, ci presenta la chitarra di Santanna e la voce di Marconcini ponendole al di sopra di ogni cosa. Ma qui, in questo disco, tutto è al di sopra di ogni cosa grazie ad un rock che ancora non avevamo ascoltato in questo 2021.  E non è da meno la strumentale Approaching The Chaos unica in tutti i passaggi, evocativa, grandiosa nella sua partitura, perfetta come una …. perla in tutta la sua durata. E non c’è che dire ragazzi, ma qui siamo davvero di fronte ad un album immenso, che contiene tutto il meglio del progressive e della psyhedelia internazionale per come viene suonato e proposto. Fin qui abbiam riassunto a grandi linee quanto i Raven Sad ci propongono su disco ma siamo consapevoli comunque che il loro è un rock a tutto tondo che si muove tra atmosfere circoscritte dove c’è spazio per spruzzi jazz così ben piazzato da essere quasi impercettebile ma che fa bene alla caratura di un album unico, il concept della definitiva maturità dei Raven Sad che sono diventati davvero grandi in tutti i sensi. E lo dimostrano con Ride The Tempest che è prog allo stato puro, prog dei migliori con quel violincello che a noi ricorda personalmente alcuni momenti meno rock e più epici dei Velvet Underground. Ma Velvet a parte, questi ragazzi sono i Raven Sad che in durata non lesinano di certo nemmeno con Absolution Trial che in tutta la sua fantastica bellezza si pone anche nel testo come il più intenso fin qui ascoltato. E ci dispiace dirlo ma siamo giunti alla fine di questo viaggio musicale che si chiude come ogni storia raccontata, già perché Legend #2 è rock prog tra i più trionfalistici, tra i più carichi di passaggi, i meglio congegnati e cuciti dove ogni strumento nel recitare la sua parte è consapevole di far parte di una grande band, una band unica che ha costruito e pubblicato un vero e proprio capolavoro da cinque stelle o da 10. Fate un po’ voi!

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