Genesis – The Lamb Lies Down On Brodway

The Lamb Lies Down On Brodway è un album davvero presuntuoso per i Genesis, un doppio che diventerà l’ultimo lavoro al quale prenderà parte Peter Gabriel che lascerà il gruppo per altre esperienze. The Lamb è davvero un concept al doppio, novantaquattro minuti di musica per ventitré canzoni ognuna delle quali è ben legata all’altra. L’intera storia è basata su un racconto di Gabriel che sarà poi riportato interamente all’interno dell’artwork e la cosa che salta subito all’orecchio è che i brani in esso contenuti sono inframezzati da passaggi strumentali intermedi, quasi a narrare anche un vero e proprio cambio di scena, cosa questa che aiuterà molto Gabriel a cambiare personaggio durante le rappresentazioni live. L’album è un lavoro abbastanza controverso anche nella composizione; infatti, da una parte troviamo Peter Gabriel autore di tutti i testi e dall’altra il resto della band quali autori di tutte le musiche, preludio questo ad un addio imminente di qualcuno. Qui, nell’album, la rottura con le precedenti produzioni è abbastanza evidente: il progressive proposto è più leggero, stranamente non ci sono aspetti che fanno riferimenti ad impegni sociali, il lirismo non è fiabesco e fantastico anzi lo si percepisce in modo strano. Insomma un album che non ha nulla a che fare con i precedenti, una situazione questa che produrrà una sorta di insofferenza reciproca tra i membri della band che di lì a poco resteranno orfani di Gabriel. Dopo la sua pubblicazione, The Lamb Lies Down On Brodway fu eseguito per ben 102 repliche durante il tour mondiale che vide impegnati i Genesis dal novembre 1974 al maggio del 1975 inoltre, dallo stesso lavoro  furono anche estratti due singoli Counting Out Time e The Carpet Crawlers che ebbero un buon successo, in particolare l’ultimo. La storia narra di un ragazzo portoricano, Rael, che vive a New York e viene descritto come ragazzo punk. La storia narra di un Rael che incontra e combatte contro creature che sembrano uscite fuori da un romanzo fantastico, per poi svilupparsi in senso mitologico ed intrigante tanto da far emergere il fanatismo e quelle che diventeranno le future idee di un Gabriel destinato all’addio. La tetra oscurità, la bellezza ed il senso di The Lamb Lies Down On Brodway è proprio qui nell’intreccio di punti diversi, di visioni non comuni, di una musica che non supporta troppo i testi ma che è un vero e proprio testamento, anzi, un addio di Gabriel alla band. Ma torniamo al disco; ad eccezione di alcune tracce, Gabriel è il compositore di tutti i testi mentre il resto della band propone una musica unica nel suo genere. Ciò fa si che i Genesis dimostrino ancora una volta la genialità compositiva che li contraddistingue e che li aveva portati, prima, a realizzare lavori come Nursery Crime, Foxtrot, Selling England By The Pound.

L’aspetto generale dell’intera opera è quanto di mai ingarbugliato possa esserci, ma anche se a volte sembra difficile seguire Gabriel, la musica si lascia splendidamente assaporare. Anche se dura ed oscura, la componente musicale manca di quei fraseggi acustici che hanno caratterizzato i primi lavori: i brani hanno una durata minore, i ritmi di Collins sono sempre più frenetici, i fraseggi di Hackett sono distorti, le tastiere hanno una prevalenza grazie alla presenza di un “piano elettrico” e, forse, la presenza di Brian Eno come produttore, spingono Gabriel ad essere più violento ed aggressivo che mai.

Ma veniamo ai brani:

The Lamb Lies Down On Brodway è il pezzo di apertura che dà il tiolo all’intero LP, un pezzo a dir poco strepitoso grazie al pianoforte di Banks che propone un fraseggio forte e ben strutturato; ma anche la parte di Gabriel in controcanto sul coro iniziale è splendido così come forte, possente e splendida è tutta la ritmica presente in questo pezzo con basso, chitarra elettrica e batteria che dialogando tra loro tessono armonie e ritmi che il solo ascoltarli lascia esterrefatti. Da questo momento inaspettato, si passa poi a Fly On A Windshield che inizia tranquillamente nonostante il testo folle che lo rappresenta, con una bella voce di Gabriel ed un rock progressive strumentale ossessivo che dimostra di quanto i Genesis siano capaci. Il brano seguente, Broadway Melody of 1974 si sviluppa invece intorno ad un unico ritornello mentre Cuckoo Cocoon, dove le chitarre acustiche si snodano in delicate melodie, è intenso anche nella sua brevità. La tracklist si snoda poi in composizioni potenti come In The Cage, a volte sperimentali come in The Grand Parade Of Lifeless Packaging, vigorosi come Back in N.Y. City per tornare poi alla delicatezza del sound proposto con Hairless Heart e a Counting Out Time dove ritroviamo un testo ironico che racconta delle esperienze sessuali di Rael il protagonista della storia. Tra tanti bei pezzi troviamo poi quello che molti considerano il capolavoro assoluto di The Lamb Lies Down On Brodway ,quel The Carpet Crawlers che solo a pronunciarne il nome ti fa ritornare in mente la melodia che lo compone. Un pezzo entrato nella storia non solo dei Genesis, un passaggio questo capace ancora oggi di penetrare nell’animo di chi lo ascolta. Seguendo la cronologia dei brani tocca poi a The Chamber Of 32 Doors infarcito di fastose tastiere con un riff di chitarra iniziale che supportano la splendida voce di un Gabriel sempre più in forma, fa ben presto dimenticare il seguente Lilywhite Lilith troppo influenzato da atmosfere beatlesiane. A questo punto, forse perché siamo in linea con certe armonie, giunge The Waiting Room, composizione psichedelica e di ricerca, mentre Anyway e Here Comes The Supernaural Anaesthetist  lascia di stucco ogni volta che lo si ascolta per lo strumentale antologico che vi è inserito. Ma The Carpet Crawlers non è l’unico brano a risaltare all’ascolto anche meno attento; e così pure The Lamia sprigiona puro lirismo grazie anche ad un pianoforte che guida tutti gli altri strumenti ed in particolare l’appassionata voce di Gabriel. Saltiamo di proposito i  successivi quattro brani che anche se ben cuciti nella storia non ci dicono poi molto in rapporto alla raffinatezza di quelli finora analizzati, anche se in questi, come nei precedenti non mancano lirismo e ricercatezza, e giungiamo a Riding The Scree con un Tony Banks che produce un assolo da brivido ed un Mike Rutherford capace di rrealizzare qualsiasi cosa con il suo basso; un pezzo questo dove le capacità strumentali del gruppo sono esaltate fino all’inverosimile.  In The Rapids, invece, si intravede l’epilogo della storia di Rael, completata con il brano di chiusura It, passaggio rock quanto basta supportato da un testo infarcito di giochi di parole con un Hackett superbo in grado di rendere importante l’intero brano.

The Lamb Lies Down On Brodway è un vero capolavoro, come le produzioni genesiane che lo hanno preceduto, un disco che non teme paragoni con altri grandi quali ad esempio The Wall dei Pink Floyd o Quadrophenia degli Who. Come scrive Mario Giammetti nel suo “Genesis: il fiume del costante cambiamento”, con una preveggenza distante anni luce da contemporanei ormai già diretti verso l’autoparodia  – Yes, Emerson, Lake & Palmer, Jethro Tull – i Genesis dimostrano di essere pronti a dirigersi verso una nuova fase, che si preannuncia ricca di soddisfazioni.

The Lamb Lies Down On Brodway ha tutto: concettualità, trama, testi ed atmosfere adeguate, grande musica, insomma un disco che potremmo dire essere vicino alla perfezione. Peccato che alla quasi perfezione raggiunta seguirà l’abbandono della band da parte di Peter Gabriel. Ma questa è tutta un’altra storia.

 

 

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