Un viaggio nel progressive canterburyano attraverso tanti capolavori

canterbury scenePerché un viaggio, e perché proprio a Canterbury? Lo si poteva fare in altri posti, ma abbiamo preferito farlo lì …. dove osano le aquile.

Quando parliamo di progressive rock, di formazioni e dischi che hanno fatto epoca, non si può prescindere da uno dei movimenti fondamentali che gli esperti definiscono come “Scena di Canterbury”.

Con questo termine si è soliti indicare un’insieme di artisti la cui attività ha avuto origine proprio nella Canterbury area, il giardino d’Inghilterra, intorno agli anni sessanta.

Ma l’importanza di Canterbury, dal punto di vista storico ed artistico li riscontriamo nella bellezza della sua cattedrale e nella letteratura che ha partorito i famosi Racconti di Canterbury di Chaucer e nel fatto che proprio nella famosa cattedrale, meta di continui pellegrinaggi, via si sepolto l’arcivescovo cattolico Thomas Becket ucciso proprio nella cattedrale.

Ritorniamo però al nostro “pellegrinaggio” rock e vediamo quali sono stati quei gruppi e quegli artisti che, di fatto, sono inseriti in quella famosa Scena di Canterbury di cui vi parliamo.

Ciò che caratterizzò la Scena fu una comune idea di arte che ha fuso rock psichedelico venato di jazz,  con partiture complesse che esaltano il ruolo delle tastiere limitando l’apporto di strumenti a corda quali le chitarre.

Il periodo al quale si fa riferimento nel mondo della musica per la “Scena di Canterbury” parte nel 1968 con la pubblicazione dell’omonimo album dei Soft Machine, e con una serie di capolavori realizzati da altre band  quali i Caravan, lo stesso Robert Wyatt che darà vita a Rock Bottom, Gong, Camel, Hatfield And The North, etc.

Di sicuro la scena canterburiana è stato il momento più alto del progressive rock grazie alla presenzaa di importanti geni come Daevid Allen, Robert Wyatt, Richard Sinclair, ed altri.

Nata con l’album Soft Machine (1968) e conclusa da Rock Bottom (1974) – nonostante i successivi epigoni – la Scena di Canterbury fu sicuramente il momento più alto di tutto il genere Progressive e uno dei movimenti musicali più innovativi (e altrettanto ardui) di tutto il rock.

Le fondamenta dei suoni della scena sono tutte da ricercarsi nelle complesse armonie e nelle improvvisazioni, anche di carattere jazzistico, che danno un senso di libertà musicale, musica non legata a stereotipi di sorta o che dir si voglia.

Una delle opere fondamentali di questo filone, se non l’opera per eccellenza è di sicuro Rock Bottom di Wyatt, un lavoro che si lascia scoprire poco alla volta, composto da soli cinque brani che sono diventati uno dei capisaldi di tutta la musica che verrà dopo. Qui, quelle influenze che hanno reso famoso il Canterbury Sound, sono tutte concentrate: ja Bottom zz, rock, avanguardia e melodia sono fuse con maestrìa e danno voce a qualcosa di nuovo, di unico.

Rock Bottom è una riflessione sulla morte, sulla vita e sulla condizione umana, un lavoro che è anche una confessione di chi scopre di essere diverso a causa di un incidente che lo costringe su una sedia a rotelle ,a che, comunque, è vivo nella mente, nella creatività.

E come non può essere un capolavoro visto che a realizzare il disco, insieme a Wyatt ci sono personaggi come Mike Oldfield, Hugh Hopper, Richard Sinclair (tutti della scena di Canterbury) ed altri?

Il disco parte in modo relativamente semplice, ma man mano che si procedere la semplicità svanisce per dare spazio ad una drammaticità e ad una complessità quasi schizofrenica; il disco è poi un coacervo di composizioni vocali che portano alla tristezza, ad una immersione nella paranoia grazie proprio all’astrattismo ed alla forza dei testi. Il tutto però è combinato in maniera epica, suoni, testi e sensazioni creano un’atmosfera che, nonostante tutto,  rendono questo disco un invito a dimenticare le regole e a dare sfogo alla fantasia.

Ma è solo l’apice di tutto quello che il movimento di Canterbury ha rappresentato, ed il solo fatto che a realizzare il disco di Wyatt siano personaggi dello stesso movimento, la dice lunga della considerazione che oggi è “dovuta” a questa parte di prog che ha cambiato il modo di concepire la musica.

Non vogliamo qui recensire l’album di Wyatt – almeno per ora – abbiamo solo qui voluto collocare storicamente quanto si andrà a leggere nelle prossime tappe di questo percorso che, come al solito, ci appassiona e speriamo appassionerà anche i nostri lettori.

Parte I

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