Greg Lake e Keith Emerson…. due figure imprescindibili del progressive rock.

e-l-pIl 2016 sarà un anno da dimenticare al più presto per tutti gli amanti del rock e non solo. La musica ha perso tanti dei suoi geni ma la loro sarà una presenza che continuerà nel tempo e per sempre. Come presenti qui saranno sempre Greg Lake e Keith Emerson che insieme all’ancora attivo Carl Palmer hanno cambiato, per sempre, il volto del rock.

Ho voluto appositamente far trascorrere qualche giorno prima di decidermi a scrivere questo articolo nella certezza che dopo la prima ondata di emozione tra i rocker, a luci spente sui ricordi, si sarebbe potuto meglio tessere un racconto che rendesse degno omaggio ad un immenso musicista quale è stato Greg Lake. Per un grande della musica che se ne va c’è sempre tempo per approfondire i vari aspetti artistici, carismatici ed umani, ma stavolta così come lo è stato per David Bowie o Keith Emerson, sono solo le sensazioni a muovere le dita sulla tastiera del computer con cui scrivo questo pezzo. Attenzione però, non è né un necrologio né un ricordo quello che voglio sottoporvi, ma una riflessione su chi ha influenzato la mia crescita (e quella di tanti altri come me), un artista che, come pochi altri, ha contribuito in modo sostanziale alla conoscenza del rock. Ricordo, come se fosse ieri, il mio primo acquisto con gli iniziali guadagni, all’epoca in lire: una chitarra elettrica (usata) ed un giradischi, di cui non ricordo più nemmeno i produttori (o lo faccio appositamente per non far pubblicità ad alcuno), ed il mio primo disco al mercatino dell’usato!

Già, quel primo disco che non si può dimenticare  mai: Trilogy degli E.L.&P. (per di più rigato, consumato, senza copertina ma incellofanato accuratamente), e quello che mi spingerà poi ad approfondire la conoscenza  nel campo musicale, “Bolan Boogie” dei T.Rex. Di certo, due perl(in)e che mi hanno aiutato a muovermi su quel sentiero che ha visto nel tempo evolversi sia il rock che i suoi derivati senza mai scordare che come diceva Lou Reed, “se ci sono più di tre accordi è jazz”.

Sicuramente, anzi, è questa una delle affermazioni che mi ha accompagnato da sempre nelle mie scelte musicali, tranne quando si è trattato di scoprire gli E.L.&.P., un trio che è stato una vera e propria macchina di suoni, una invasione di effetti acustici, vibrazioni, intrecci strumentali, effetti campionati, inventiva ed anche altro. Come non ricordare ad esempio “Pictures at an exibition”? Come non pensare a quegli ascolti continui di “In the court of Crimson king”, vera e propria perla sonora che ha spianato la strada a quel genere progressive che sarebbe diventato ben presto una vera e propria invasione british con altri gruppi quali Genesis, Jethro Tull, Gentle Giant, Van Der Graaf Generator etc, etc. E poi, l’influenza in Italia che ha “contaminato” nomi come Banco, P.F.M., Osanna, Trip, Orme, band che hanno avuto anche all’estero un apprezzabile successo.

Certo che una produzione come quella degli E.L.&.P., annoverato come “supergruppo”  (anche sulle riviste specializzate dell’epoca come il glorioso Ciao 2001) apparve sulla scena dopo esperienze in altre band, oggi nell’olimpo per i riferimenti continui di cui noi prognomani non possiamo farne a meno: Keith Emerson con i Nice,  Carl Palmer con gli Atomic Rooster e Greg Lake con i King Crimson. Di quel che resta di questi mostri del rock,  ho avuto il piacere qualche anno fa di conoscere personalmente Carl Palmer con la sua band, e di lui conservo, gelosamente, un autografo ed una interessante chiacchierata sulla sua smisurata strumentazione da palco… ma lasciamo i ricordi a quello che fu e che mai il tempo potrà rubarmi. Di musica, anzi, di ottima musica Greg Lake ne ha saputo scrivere ed interpretare,  ed il percorso che mi accingo a compiere è di certo tortuoso per le scelte, strettamente personali, che non tutti potranno condividere tranne per le perle che ha saputo regalarci nel tempo.

E  cominciamo: nell’articolo scritto a quattro mani da me e da Valerio D’Onofrio (altro prognomane)  su “Death walks behind you” degli Atomic Rooster  uscito nel  1971, lo definivamo il miglior album dei Rooster perché l’emblema stesso dell’anima più nera del progressive rock. Ed è nel 1970, l’anno di realizzazione di “Death walks behind you” che porterà da lì a breve Carl Palmer a lasciare gli Atomic per aggregarsi agli E.L.&.P. pur essendo stato nel 1969, insieme a Vincent Crane, il fondatore della band. Si dice che la colpa di questo immediato addio di Palmer agli Atomic fu tutta del talentuoso Emerson che contattato Palmer, l’anno successivo con Lake fondò il mitico gruppone degli E.L.&.P.

Già, quel Greg Lake che se ne è andato via da poco per colpa di un cancro, mentre di Emerson ancora si vocifera che il suo sia stato un suicidio.

Lake è stato di sicuro non quello,  ma l’artista che ha influenzato un intero genere; infatti,  “In the Court of the Crimson King”, è, di fatto,  il punto di partenza di tutto il movimento progressive degli anni ’70,  un disco fondamentale la cui influenza non ha conosciuto e non conosce tutt’ora limiti. E’ bastata solo la partecipazione a questo album di Lake per farne capire sin da subito la sua grandezza, mai in ombra al fianco di nomi quali Fripp, Giles, McDonald e Sinfield, ma perno fondamentale di una delle band più influenti della musica. Ed è proprio questo l’album che, secondo noi,  ha spianato la strada a tutto il rockprog che sarà prodotto in seguito. Lake, dopo quel lavoro, comparirà anche nel secondo album, “In the wake of Poseidon” (altra perla), nella sola veste di cantante… poi la strada dei King Crimson e di Lake si divideranno e Greg si unirà ad Emerson e Palmer. Eppure, anche in questo secondo lavoro dei King, la sua voce sarà indimenticabile anzi, la si ritroverà nelle successive esperienze, sempre (o quasi) vincenti.

Ma cosa hanno avuto di così grande Lake ed Emerson?

Di certo Keith Emerson è stato il più importante, ma forse anche il più grande,  tastierista rock di tutti i tempi seguito quasi nell’ombra da nomi come Rick Wakeman, Tony Banks, John Lord. Ed è stato proprio Emerson a portare alla ribalta il ruolo del tastierista nei gruppi rock come avvenuto nei Nice. Emerson che fu il primo a riscrivere la musica classica per il rock, il primo a irrompere sulle scene con gli antenati dei campionamenti di suono (basti ricordare il muro di cavi e fili elettrici che circondava i suoi strumenti ovvero il suo computerizzatore verticale). Insomma, Emerson il numero 1. Su Greg Lake invece gravò, oltre che il ruolo più intimista dei brani del gruppo anche quello più impegnativo e produttivo; infatti, Lake sin dal 1970 diventa anche il produttore di tutti i lavori degli E.L.&.P.

E parlando proprio di produzioni, dopo due singoli con gli Shy Limbs e gli Shame e dopo l’impegno nei Gods che diventeranno poi gli Uriah Heep, Lake esordisce discograficamente nel 1969 grazie alla sua presenza nei King Crimson che con lui sfornano (lo dicevamo prima) il capolavoro “In the Court of the Crimson king”. Qui Lake lo ritroviamo al basso, al canto, alla composizione ed alla co-produzione di una delle pietre miliari del prog-rock. La sua voce, che accompagnerà il vero momento della nascita  del progressive con il brano simbolo “21st Century Schizoid Man”, sarà sempre unica e identificabile. “Greg ed io” – ricorda Robert Fripp in una delle tante dichiarazioni rilasciate dopo la morte di Lake  – “spendemmo insieme molte notti ed albe con le nostre chitarre, cercando di trovare da teenagers un senso delle nostre vite, discutendo e pianificando il futuro del mondo. A quel tempo Greg era uno dei miei amici piu’ intimi e abbiamo condiviso il livello e il tipo di intimita’ che gli adolescenti con chitarre potranno facilmente comprendere”. E Fripp non è di certo uno qualunque, ma quell’illustre genio della chitarra psichedelica e progressiva al quale tutto il rock, e non solo quello progressivo, deve molto..

Ma Lake, dopo i King Crimson e gli E.L.&.P. non si sarebbe fermato lì; la sua vena creativa lo ha visto sempre attivo nel mondo musicale e della produzione. Nel corso della sua carriera Greg Lake ha collaborato con molti musicisti tra cui Robert Plant dei Led Zeppelin, Roger Daltrey degli Who, Gary Brooker e Gary Moore ma anche con Ian Anderson, il fondatore dei Jethro Tull. Insomma, un musicista con la M maiuscola. Suoi brani divenute “pietre miliari” come Lucky Man (1970), Tarkus Nut Rocker (1971), From the Beginning, Trilogy, Hoedown (1972), Karn Evil 9, Jerusalem (1973), Fanfare for the Common Man, C’est la Vie (1977).

Insomma, dopo David Bowie, Glenn Frey, Keith Emerson, Gato Barbieri, Prince, Leonard Cohen, ora è toccato a Greg Lake. Di loro ci mancherà molto sotto il profilo artistico, ma la musica prodotta resterà sempre qui, in mezzo a noi che li abbiamo seguiti ed amati. Non ci mancherà invece un anno come questo che sta finendo, un anno da dimenticare al più presto (almeno per i grossi artisti che ci hanno lasciato). Ma il grido di “Long Live Rock’n’roll” cancellerà ben presto quqesti momenti tristi, non cancellerà di certo l’eredità musicale che questi mostri sacri ci hanno consegnato per il futuro.

Articolo pubblicato per il sito ROCKGARAGE  http://www.rockgarage.it/?p=56283

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