OZRIC TENTACLES, TECHNICIANS OF THE SACRED (2015)

Ozric-TentaclesTorna la band che nel 2011 aveva prodotto Paper Monkeys e che da poco ha calcato anche i palchi italiani. Ma questo nuovo lavoro ci lascia perplessi. Neanche il secondo ascolto ci convince del tutto. Proveremo più in là.

Di certo questo disco al primo ascolto lascia un po’ perplessi. Non si capisce se è progressive o space rock, ma al secondo passaggio nello stereo si lascia assaporare diversamente. Questo ultimo lavoro degli Ozric Tentacles ho dovuto ascoltarlo diverse volte per comprenderne appieno il suono; probabilmente nel confezionarlo il gruppo lo sapeva, o forse mirava proprio a questo. Beh, se è così, allora ci sono pienamente riusciti (almeno con le mie orecchie).
Dopo Paper Monkeys del 2011 la band ha prodotto questa ultima fatica, Technicians Of The Sacred, del 2015. Più che un prodotto progressive questa operazione sembra sia stata realizzata in un altoforno: ci trovi di tuttoambient, trance, free jazz, rock, space rock e progressive. Un susseguirsi di generi uniti da un basso che non fa nessuna fatica a cucire l’intero album, come la chitarra che si cimenta in distorsioni ed assoli lunghi e variegati, a volte anche monotoni. Ed Wynne conferma ancora una volta la dipendenza della band dalla sua mente e ciò è plausibile perché è l’unico ad essere rimasto della vecchia band, l’unico ad essere il legittimo erede di questo progspace alla Ozric. Comunque, la pausa di riflessione sembra aver giovato al gruppo e questo disco la fa sembrare moderna ed adeguata ai nuovi tempi, almeno rispetto ai precedenti lavori.
I tratti caratteristi della band ci sono tutti, il suono è Ozric; jazz rock fluido aggredito da un hard rock e da un synt che con la timbrica prodotta travolgono il pentagramma, chitarre che in certi momenti distruggono la lettura dello spartito. Insomma, una prog suite che costruisce di fatto un mosaico sonoro alla Ozric. A me, personalmente ricorda il sound di un gruppo emergente locale conosciuto tanti anni fa e del quale, sinceramente, non ricordo più il nome, una band fatta di polistrumentisti che sul palco si scambiavano gli strumenti e le postazioni ad ogni brano (troverò il loro demo tra le centinaia che compongono la mia discografia?). Beh, in questo lavoro degli Ozric, sembra che accada questo: la linea è quella, poi improvvisi cambi di rotta che ti catapultano in una sorta di “limbo” dal quale non ce la fai ad uscire. Si, perché nonostante tutto ciò che le tue orecchie ascoltano, è il tipico sound spaziale temporale, diverso però dai precedenti lavori ai quali gli Ozric Tentacles ci hanno abituato.

E vediamo ora le sensazioni che i brani ci hanno lasciato:

The High Pass apre il lungo lavoro con uno sviscerato uso dell’elettronica e l’ossessiva presenza del basso. Solo la chitarra di Ed riesce a rompere la litania interstellare quando è necessario. E’ solo l’inizio, siamo sul razzo ma ancora non abbiamo attraversato l’atmosfera terrestre. Se questo è il principio torneremo presto indietro sulla terra.

Butterfly Garden, breve brano quasi ipnotico, tra psichedelica e space. Se provi a chiudere gli occhi sembra di rivedere le immagini di un cosmo buio, ossessivo, ti senti davvero fluttuare nell’assenza di gravità, il sint e la solita chitarra sono la scenografia principale che compongono la suite. Se apri gli occhi poi ti ritrovi nel tuo angolo sommerso da dischi in vinile, cd e riviste specializzate ed allora ti accordi che non sei più “in viaggio”.

Procediamo con Far Memory, il basso ci accompagna come al solito in un fluttuare di synth mentre solo alla chitarra è concessa la licenza di andarsene dove vuole. Suoni crescenti che ti inondano a poco a poco. Beh, forse questo brano in rapporto ai precedenti è salvato un po’ da quel suono floydiano che pervade un viaggio che se ti aspettavi allucinante tale non è, forse allucinogeno si Il finale quasi mi ricorda il sottofondo di un video già visto (o sono solo io vederlo)!

Changa Masala con i suo innumerevoli riverberi esalta il basso di Wynne che è il vero trascinatore, anzi l’albero motore del brano. Non c’è da meravigliarsi quando poi appaiono chitarra e synth: su quel basso ci puoi cucire di tutto, anche l’etnomusic o l’etnospace. Che sia un nuovo genere partorito dalla mia mente?

Otto minuti di Zingbong ti fanno capire che in “Technicians Of The Sacred” gli Ozric Tentacles non hanno una meta. Le solite sintetizzate, i soliti suoni sparsi anarchicamente, nessun metodo ma una sola jam session. Eppure, se l’ultimo lavoro risaliva al 2011 di tempo per maturare nuove formule musicali gli Ozric Tentacles ne hanno avuto. Che abbiamo voluto restare sempre figli dei fiori?

Il primo disco è chiuso da una chitarra che si perde su una base ipnotizzante. Ciò che caratterizza questo brano sono di certo le pause messe come su di uno spartito spaziale che determinano forse i momenti più interessanti del brano perché lo caricano di un’atmosfera surreale. Beh se questo è davvero un viaggio nello spazio, hanno centrato appieno il fine surreale che si sono imposti. Comunque Switchback è un brano di ben dieci minuti di musica open space che chiudono questo primo cd.

Epiphlioy, apre il secondo disco con una chitarra che da il via alle danze tra un mood ed elettronica. In questo brano si fanno ben sentire le percussioni che personalmente ricordano una marcia arabeggiante anche se poi i suoni si fanno più massicci. Comunque ciò che segue è una trama ben prevedibile con la solita chitarra rockeggiante.

In The Unusual Village senti una pura psichedelia spazio temporale, pezzo lento e fluttuante caratterizzato da pungenti distorsionismi. Anche qui un filo di contaminazione arabeggiante non manca.
Ricordate “Pollution” di Franco Battiato? Beh. Sono andato a riprendermi quel capolavoro perché certi suoni sperimentali degli Ozric potete trovarli anche lì, ma neanche Mike Oldfield sembra essere così lontano. Infatti, ascoltando Smiling Potion sembra di risentire quelle ondate sonore che ritrovi nel Battiato primordiale e in alcuni lavori di Oldfield. Non sono sicuro di quanto il gruppo possa conoscere questi due artisti appena citati, di certo questo brano è un vero e proprio delirio del suono Ozric.

Rubbing Shoulders with the Absolute e Zenlike Creature concludono questa passeggiata sonora. Siamo giunti così alla fine di un album che ci ha lasciato un pò perplessi per il ripetersi costante di armonicismi, suoni, distorsioni, sintetizzatori che si ripercorrono. Avevamo detto all’inizio che speravamo in un 2015 diverso rispetto all’ultimo lavoro Paper Monkeys del 2011. Che dire, personalmente siamo rimasti un po’ delusi. C’è troppa spazialità in questo lavoro degli Ozric Tentacles, una miscela di elettronica raver con chitarre a spirale, tastiere, midi, campionatori, ritmi di basso e batteria che compongono un lavoro che si fa ascoltare al massimo due volte.
Su questo lavoro ho letto anche altre recensioni, mon mi va di commentarle perchè siamo in democrazia, ognuno è libero di pensarla come crede. A me hanno ispirato quello che ho appena scritto.
Anche questa fatica è superata, cambiamo aria ai nostri timpani con un rock d’altri tempi, magari mi riprendo un po’.

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